GENOVA: IL MARKESE ED I SUOI ACCOLITI FANNO SEMPRE PIU' SCHIFO

 

Sono mesi che i lavoratori di molte aziende genovesi, sia pubbliche (Amt, Amiu, Aster) sia private (Ilva, Ansaldo, cooperative sociali), assediano il Consiglio comunale: pretendono, e come dar loro torto, delle risposte chiare circa il loro futuro da chi dovrebbe rappresentarli nelle istituzioni proprio per dare delle risposte alle loro preoccupazioni.
Quando venne eletto primo cittadino il Markese, molti in città erano convinti che la vecchia politica - rappresentata dai partiti che si sentono i padroni della città - avrebbe ceduto il passo ad un nuovo modo di gestire la cosa pubblica da parte degli amministratori.
Qualcuno la definì la Primavera di Genova, azzardando un paragone con il colpo di Stato reazionario del 1968 a Praga, sventato dal fraterno intervento dei sovietici in aiuto del Governo democraticamente eletto; è passato poco più di un anno dal voto, ed occorre trarre un giudizio tracciando un bilancio dei primi mesi di attività del governo cittadino: esso non può che essere estremamente negativo.
La Giunta doriana ha deciso su pochissime questioni, rinviando il più possibile la soluzione dei problemi più spinosi, e quel poco che ha fatto va nella direzione esattamente contraria rispetto agli auspici di chi ingenuamente ha creduto alle promesse del nobiluomo: avallo delle grandi opere inutili e devastanti, regalo ai padroni delle aziende ex partecipate, aumento vertiginoso dell'Imposta Municipale Unica, sono soltanto alcuni dei disastrosi provvedimenti licenziati da questa masnada di incompetenti.
Adesso, siccome la gente giustamente va a far valere le proprie ragioni direttamente a Palazzo Rosso, ecco che lorsignori blindano il Consiglio; il pubblico, da ora in poi, potrà entrare a seguire le riunioni soltanto in numero limitato: alla faccia della partecipazione democratica della cittadinanza.

 

Genova, 30 luglio 2013

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

 

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